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I buoni propositi del cavolo

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Il mese di agosto è stato ricco di rivelazioni.
Ho scoperto che si può vivere e funzionare egregiamente anche senza bere quattro caffé al giorno, che cucinare delle paste al forno è un’attività gratificante e che Milano è una città che comprende la mia incapacità di stirare le numerosissime camicie di Amore del Cuore. Ho anche avuto modo di verificare empiricamente che Ottone von Asgard non può sentire la nostra mancanza mentre siamo al lavoro perché passa ogni ora di luce conclamata a ronfare come una marmotta nella vasca da bagno. In pose spesso molto teatrali.

Poi, anche se l’agenda vecchia aveva ancora un sacco di mesi lì belli pronti da riempire, ne ho comprata una nuova, di quelle settembre-tutto l’anno che verrà. Più grossa, pure. Perché ho detto, sarà un anno importante, dove vado con l’agenda mignon piena di robe vecchie. E poi chi voglio prendere in giro, le borse piccole non le uso mai, che cosa vuoi che me ne freghi se l’agenda si è ingigantita. Non sono nemmeno mai stata gracile, santo il cielo, di sicuro non mi affatico.
Per la collisione di quanto si diceva prima dell’idilliaco ritratto del gatto Ottone – perbacco, che mese serafico e ricco di amene scoperte – e dell’intima convinzione di trovarmi, in realtà, in gennaio – dov’è lo spumante? Dov’è Umberto Smaila che canta? – ho come avvertito l’inedita esigenza di fare la lista dei buoni propositi.

E non ne ho mai avuta una. Vuol dire che sto diventando una vecchia rincoglionita? Vuol dire che sto abilmente ingannando me stessa, fingendo di crederci davvero? O vuol dire che attribuisco un qualche magico potere a questo post e che, magimagia, se scrivo qualcosa poi va a finire che succede veramente, anche se continuo con l’impegnarmi meno di zero e che, anzi, mi applico con caparbio zelo all’auto-sabotaggio?

Non ne ho idea. Ma ci sono delle cose che vorrei fare, più prima che poi. E visto che non ho ancora deciso di andare dall’analista – anche se, in effetti, ora che ho cacciato la signora delle pulizie perché ci ha rubato un pacco di Fagolosi, una seduta al mese potrei anche regalarmela -, facciamo che scrivo tutto qua e ciaone.

*

I BUONI PROPOSITI.
Buondì a voi, buoni propositi.
Facciamo che sarete pieni di senso pratico, che altrimenti siamo già fermi.

 

Il mio amico Max mi ha detto che dovrei fare scherma o andare a cavallo. Io penso che dovrei cimentarmi in entrambe le attività (GLUTEI MARMOREI) e, magari, impossessarmi anche di un regno.

Leggere davvero tutti quegli inserti belli che sono in mezzo ai giornali nel weekend. E insieme al Sole24Ore una volta al mese.

Istituire un porcellino-deposito per sposarmi con in mano una clutch di Olympia Le Tan. Sempre che si decida a fare un po’ di romanzi russi, anche. Che poi sono spessi e magari ci sta anche dentro più roba, mica solo un Tampax e un pacco di Sottilette.

La pizza da asporto: trovare un serio pizzaro. Basta con queste cocenti delusioni. Col sushi siamo a posto, ma non si sta al mondo senza una pizza felice, di tanto in tanto.

Vedere se riusciamo a sopravvivere – senza contrarre il tifo e la scabbia – anche senza la signora delle pulizie, ladra di Fagolosi.

Fare dei giri da turista per Milano, ma anche un po’ strani. Tipo, non esiste che io non abbia mai visto il cimitero monumentale, le millemila pinacoteche, il Cenacolo e tutte quelle altre cose importanti lì.

Più Tegamini d’assalto. La rubrica Gli animali ti guardano? Basta, si fa a documentario. O si cambia vita e si comincia a studiare zoologia. Come compromesso intermedio, sono fermamente intenzionata a recarmi presso il più vicino allevamento di volpini di Pomerania per dare sfogo ad ogni mio interesse etologico-poffoso.

Cazzuolarmi religiosamente la faccia con le creme da persona normale che ho finalmente deciso di comprare. E senza stufarmi o perdermi d’animo. Idratiamoci e levighiamoci. In alto le cazzuole!

Buttare via e/o vendere-sbolognare della roba. Non me la metterò mai. E quelle scarpe lì non è che ci sveglieremo domani mattina e saranno diventate comode. Aria, fuori dalle balle.

Intavolare un negoziato di pace tra Amore del Cuore e i vegetali commestibili.

Mantenere un pacifico livello di felicità costante, senza scoglionamenti da stanchezza mortale, meteoropatia e lacrimoni alle ore sette del lunedì mattina.

Incoraggiare tantissimo Ottone von Asgard a farsi ricrescere quel sublime cappottino di pelo grigio che aveva da piccolo e che gli è cascato quest’estate. Abbiamo interpretato la virata verso il nero del nostro gatto come un chiaro tentativo di farsi scritturare come prossimo Batman. Tutto è stato vano, quindi perché intestardirsi col mantello?

Partecipare, dopo aver fabbricato una macchina in grado di creare il tempo, a tutte le cose belle che mi arrivano e che cento volte non posso fare perché in pratica ho due ore al giorno per vivere.

Più Tegamini. Più Tegamini.

E finire di scrivere le cose. Cavolo.

 

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